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DI DESTRA O DI SINISTRA?

 ("concepimento" di Sandro Ferrera)

 

La temperatura esterna era di circa ventiquattro gradi, molto strano per il mese di Novembre, poco strano se avessi saputo che era quella interna di un appartamento in Via Pericle Perali, ad Ottavia, una verde borgata a Nord di Roma, una borgata a Nord di Roma…al verde.
    Perché allora provavo quel caldo terribile?
    Ero continuamente toccato, spinto e a volte travolto dai miei colleghi di lavoro, da qualche tempo in agitazione; anch’io mi sentivo un po’ elettrizzato, c’era in atto una sommossa!
    -Uno spermatozoo può interessarsi di politica?- E mi assalì un dubbio atroce: -Ero residente nel testicolo di Destra o in quello di Sinistra?-
    Non ricevetti immediate risposte a riguardo, ma dall’alza bandiera della mattina, dalle snervanti file in mensa e dalle note malinconiche del silenzio d’ordinanza, intuii che mi trovavo nei coglioni di un appuntato di Pubblica Sicurezza e ciò non mi dava molta sicurezza!
    

Odiavo stare a stretto contatto con le persone, con gli animali, con le cose (ero di Sinistra) e un giorno finalmente fuoriuscii, nella speranza di vedere la luce; macché! Si stava un po’ più larghi, ma sempre al buio!
   Correvamo a migliaia, velocemente. Che bello dire “menzogne”: promisi un milione di posti di lavoro e più sicurezza per tutti; mi facevo spazio, chiedevo strada, dovevo arrivare primo, ad ogni costo, togliendo di mezzo qualsiasi persona o cosa che mi avesse ostacolato (ero di Destra).
   Riuscii ad entrare nel… “palazzo”.
Dopo qualche giorno iniziai a subire mutazioni continue, terrificanti: due occhi, due orecchie, due gambe, due piedi… due palle, infatti la trasformazione fu lentissima e faticosa!
   Compresi immediatamente che odiavo lavorare, ma criticavo già da allora i “figli di papà”, forse per invidia (ero di Sinistra).
Mangiai a sbafo per un lungo periodo, ma nonostante ciò mi lamentavo della pesantezza del cibo o del suo sapore; adoravo lamentarmi (ero di Sinistra).
    Nel momento in cui la mia condizione psico-fisica si stabilizzò, capii che il mio sfratto sarebbe stato imminente. Tentarono di farmi uscire con la forza, ma vendetti cara la pelle, opponendomi, scalciando; se fossero riusciti nel loro intento, giurai a me stesso che avrei fatto il possibile per rientrare, anche se ogni volta il prezzo da pagare fu molto elevato!
   Per circa sei mesi mangiai, bevvi e dormii e poi mi svegliavo perché ero troppo pieno.
Improvvisamente emisi il primo suono comprensibile: -Papa!-.
   Mia madre fu fiera di sé, aveva messo al mondo un cattolico, ma rimase immediatamente delusa: ancora non conoscevo gli accenti.
  

Per un lungo periodo persi la coscienza politica, occupato ad insudiciare pannolini; per questo decisi, in età matura, di non inquinare ulteriormente con parole ed azioni superflue; notai però, con evidente dispiacere, che i miei coetanei rimasero ben ancorati alle loro abitudini primordiali.   
   Le mie tendenze sinistrorse affiorarono di nuovo quando vidi per la prima volta i cartoni animati: detestavo Bip Bip lo struzzo fichetto ed amavo lo sfortunato Willy il coyote; parteggiare per i più deboli è stato sempre il mio punto debole!
  Gli altri spermatozoi di mio padre presero strade diverse rispetto al naturale corso vitale; restai figlio unico, rimanendo di Sinistra fino a che mi rubarono il mio primo giocattolo.   

Rammento la prima volta che vidi un film alla tv, dove alcuni omini vestiti di bianco saltellavano allegramente, ma lentamente, sopra un deserto grigiastro: -Papà, che bel film!- esclamai, e lui: -Non è un film, sciocco!- Avevo assistito all’allunaggio del ‘sessantanove; solamente in seguito compresi che era stato veramente un film. Questo fu il mio primo contatto con il mondo dell’informazione: desiderai allora tornare nella pancia di mia madre, ma mio padre, poliziotto e un po’ geloso, si oppose furiosamente circa la strada che avrei dovuto percorrere!      Compresi così che, nella vita, tornare indietro era quantomeno sconveniente.  

Ricordo il profumo della pizza bianca (di Sinistra) e della ciambella zuccherata (di Destra), le quali acquistavo alternamente ogni mattina prima di entrare a scuola in Via casal del marmo.
     L’edificio della scuola elementare era di color “rosso sbiadito”, (rosso centro-sinistra!); da lontano la costruzione appariva imponente, però a mano a mano che ci si avvicinava si notavano crepe, incoerenze strutturali, troppi stili e tecniche inconciliabili tra loro e poi… Troppe persone che urlavano all’interno (effetto centro-sinistra!).
   Ho sempre creduto che la scuola pubblica fosse laica ed apartitica fino al giorno in cui un sacerdote venne a farci visita in classe; questi scoprì, dopo un breve sondaggio, che un mio amico non sapeva il padrenostro a memoria; il religioso, tra “padre” affettuoso e “padrino” un po’ meno affettuoso, gli disse: -Torna nel tuo gruppo di lavoro e impegnati di più!- Subito intervenne stizzita la mia maestra: -Padre, non è un gruppo di lavoro, è un collettivo!- Il 12 Marzo 1973 nasceva, ad Ottavia, il catto-comunismo, grazie a don Franco e alla maestra Fiorina; trenta anni più tardi Romano Prodi non sarà che un mero replicante. Compresi così che le grandi persone quasi mai hanno la consapevolezza di esserlo;spesso invece i mediocri ci deteriorano i testicoli per autoaffermarsi.
  

Dalla mia abitazione, nelle giornate limpide, si riusciva a scorgere il mare, una sottile striscia all’orizzonte di colore azzurro: i miei genitori ne erano orgogliosi.
   L’appartamento si trovava all’ultimo dei quattro piani componenti la palazzina, con un grande terrazzo annesso; fu proprio qui che Mara, una mia coetanea, presa da un raptus di generosità, si tolse le mutandine e fece, davanti ai miei occhi, un defilè con la gonnellina sollevata: avevo otto anni; dopo qualche attimo di perplessità ripresi a giocare con i soldatini. Perché oggi, che ho smarrito i miei giocattoli, nessuna coetanea m’invita a siffatte sfilate di moda?
   L’anno successivo, io e la mia famiglia, ci trasferimmo in un piccolo paese della provincia di Viterbo, luogo natio dei miei genitori. E’ ancora vivo in me il dolore nell’abbandonare i compagni di giochi, un cane orribile di nome Full e “mutandina facile”.
  

Fui abituato da sempre agli addii e a non avere una precisa terra d’appartenenza. Era strano come, a distanza di soli cinquanta chilometri, lo stile di vita era così diverso. Non riuscii ad integrarmi facilmente, soprattutto dopo la dura prova delle “ginocchia sbucciate”: era questa la diversità tra un bambino di paese ed uno di città. Sopra la rotula di Francesco, il leader della mia nuova comitiva (che qui non si chiamava più collettivo), era impressa un’escoriazione ormai essiccata paragonabile, per forma e dimensioni, all’ex Unione Sovietica; nel mio ginocchio faceva bella mostra di sé una piccola puntura di zanzara che mostravo orgoglioso a tutti i nuovi amici ma, aimé, le punture d’insetto non davano punteggio!
   Partii così dalla base, come ogni buon compagno, per raggiungere le alte vette del potere, come ogni buon compagno! Dopo centinaia di ginocchiate volontarie nel muretto sotto casa, riuscii ad ottenere una piccola mappa che somigliava però alla Città del Vaticano: mio malgrado, l’educazione cattolica impartitami affiorava impietosamente.
   

Stabilite le prime gerarchie sociali, ebbi la fortuna di conoscere il mio primo amore, al quale sono ancora legato: la Musica.
   Suonare mi ha fatto assaporare il gusto un po’ anarcoide dell’esistenza, suonavo nella mia cameretta, quando volevo, come volevo, con “pause fisiologiche”.    Suonare è stato come entrare a contatto con i ritmi naturali; inizialmente scelsi il clarinetto, ma a causa della forma allungata e del colore scuro, un po’ inquietante per la mia sensibilità, cambiai strumento: la tromba.
    Mentre i miei amici si facevano le “trombe”, io suonavo la tromba; l’effetto un po’ estatico era comune ad entrambi i modi di suonare. Capii immediatamente che farsi le trombe e suonare la tromba a mezzanotte attirava i Carabinieri in ambedue i casi!
    Ricordo l’invidia dei miei amici quando distribuivo i primi biglietti da visita con scritto “Sandro Ferrera -tromba-“.  Così, alla stessa stregua dell’arte musicale, fui subito attratto da quella fisico-amatoria.

Attraverso il gioco dei collegamenti, delle deduzioni e delle psico-logie, intuii che il sesso e la musica, utilizzati per la conoscenza interpersonale, erano sgraditi dalla società cosiddetta civile.

Gli artisti di successo sono quelli che propinano melodie rassicuranti, le quali non devono far pensare, ma anestetizzare la mente.  La vera musica è dubbio, è crescita, è nuova sensazione, è nuova vita; chi impera non ama il nuovo, non vuole generare dubbi. Il dubbio è sconveniente.

I giorni trascorsero e accumulai esperienze. Solamente a trent’anni compresi che appartenere alla Destra o alla Sinistra era un falso problema; in realtà l’Umanità è divisa tra Alto (poche persone che comandano) e Basso (il restante numero). Invitandoci a litigare, tra destrorsi e sinistrorsi, non avremo il tempo di pensare che, di fatto, non contiamo un cazzo! Fu dopo questa considerazione che scrissi la mia prima poesia:

 

Il Tunnel
umido
attende
s’insinua leggera
la luce
convoglio diretto
lento
trapassa l’anello
sale
completo

 

 

Dedicato alla mia maestra Fiorina Rossi,
la quale mi insegnò l’alfabeto e non solo...